Oro 750 millesimi o 18kt?

Due modi diversi di dire la stessa cosa: il primo si basa su una scala da 0 a mille, mentre il secondo da 0 a 24 carati. Si tratta di una semplice proporzione che nel nostro esempio ci dice che siamo di fronte ad una lega di oro formata da tre parti di oro e una di altri metalli che servono a colorare o a dare robustezza o elasticità alla lega. Ovviamente esistono molti tipi di lega, più o meno usati nella realizzazione di monili: 8 – 12 – 14 oppure 18 carati.

L’oro bianco è veramente bianco?

NO! L’oro che si trova in natura (simbolo chimico Au), è giallo. La tendenza attuale della moda privilegia la scelta di gioielli e accessori creati con metallo di colore bianco platino. L’oro ha dovuto adattarsi a ciò, cambiando la propria faccia; si ricorre perciò ad un trattamento superficiale di eccezionale resistenza che si chiama rodiatura, che dona all’oro giallo il caratteristico colore dell’oro bianco che conosciamo. Anche la lega dell’oro viene elaborata in modo da schiarirlo il più possibile, evitando però di usare il nichel (metallo schiarente di elezione), abolito per l’elevato numero di persone alle quali provoca allergia.

Il platino e l’oro bianco sono la stessa cosa?

NO. Assolutamente due materiali diversi. Il platino è un metallo pregiato di colore bianco naturale. Il suo utilizzo in gioielleria è riservato a oggetti d’elite, a causa dell’elevato costo di fusione e lavorazione. L’oro bianco è oro giallo schiarito il più possibile nella fusione aggiugendo metalli chiari quali l’argento, e infine rodiato.

Che differenza c’è tra diamante e brillante?

Se ponete questa domanda a un gioielliere vi risponderà: NESSUNA! Infatti, tutti i diamanti che vengono usati i gioielleria sono stati selezionati all’origine e quindi tagliati per dar loro la forma per renderli il più “brillanti” possibile. Da qui, il nome: diamante a taglio brillante..

Come si valuta un brillante?

I diamanti vengono valutati sulla base di un’analisi basata fondamentalmente su criteri internazionalmente riconosciuti: le quattro “C”: color, clarity, cut e carat (colore, purezza, taglio e peso).

Colore. Per quanto riguarda il colore, bisogna dire che se è vero che la pietra perfetta è incolore, è stato anche vero che esistono in natura diamanti colorati spesso apprezzati più di quelli bianchi grazie a questa caratteristica. La colorazione è un fenomeno dovuto alla presenza (in piccole percentuali) di sostanze chimiche che danno alla pietra gradevoli tonalità gialle, blu, verdi e rosa. L’unico metodo valido per determinare l’esatto colore del diamante, è quello di paragonarlo con un altro che sia stato classificato come pietra di paragone.

Purezza. Per stabilire il livello di purezza del diamante sono stati fissati i parametri standard.
Al primo posto c’è la pietra pura classificata IF (internally flawless). Subito dopo abbiamo la pietra VVS (very, very small inclusion),impurità molto, molto piccole e così di seguito fino ad arrivare all’ultimo gradino occupato dal diamante P3, un diamante con numerose inclusioni percettibili anche ad occhio nudo.

Taglio. Anche il taglio contribuisce ad accrescere il pregio del diamante. Di solito, in questa delicata operazione, la pietra arriva a perdere fino alla metà del suo peso originale.
Il taglio più in voga è quello classico a brillante. Esistono comunque altri tipi di taglio come quello a goccia, taglio ovale, taglio quadrato, a cuore.

Peso. In ultimo, ma non per questo meno importante, c’è la caratura che rappresenta il peso del diamante.. Il carato corrisponde a 0,2 grammi ed è diviso in 100 punti; quindi un diamante da 1,00 carati corrisponde a 100 punti, uno da 0,5 carati corrisponde a 50 punti e così di seguito. Naturalmente il peso influisce in maniera direttamente proporzionale al prezzo: più il peso cresce, maggiore sarà il costo della pietra.